San Francesco a S. Damiano


Il Crocifisso

Qui, errante nell’inquietudine della sua crisi tra gli ultimi resti dei suoi ideali mercantili, comunali, cortesi, cavallereschi e crociati, Francesco approda mendicante, in ricerca di senso e di luce, portando nel cuore una preghiera: O alto e glorioso Dio, illumina il cuore mio [FF 276].


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La Finestra

Qui visse il dramma della sua rottura con il padre, culminata in quella sua epica comparizione – restituendogli perfino le vesti di dosso – davanti al vescovo Guido: d’ora in poi, non ti chiamerò più padre mio Pietro di Bernardone, ma Padre nostro che sei nei cieli.


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Il Cantico Delle Creature

Ma soprattutto fu qui, nell’inverno–primavera del 1225, che – ormai infermo, crocifisso dalle stimmate, malato agli occhi da non sopportare la luce né del sole né del fuoco, e tormentato sul lettuccio dai topi – Francesco si trattenne 50 giorni e più in una celluzza di stuoie in un angolo di quella casa. E, dopo una notte travagliata ed esaltante, glorificò al mattino il Signore che gli aveva garantito la salvezza, e tenne a battesimo il volgare italico componendo e cantando le Laudi delle Creature, il cantico di Frate Sole, il cantico della Creazione redenta e della fraternità universale. Proprio questo è il luogo dov’è nato il Cantico.


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La Grata

Lì davanti, attraverso la grata, Francesco e altri frati servivano alle Povere Dame l’alimento spirituale della Parola di Dio.

Attraverso il luogo della grata, si svolse qui anche l’ultimo atto di Francesco su questa terra: la ostensione pietosa della sua salma stimmatizzata alle Povere Dame, al mattino del 4 ottobre 1226. Fu scardinata la grata e Chiara e le sorelle riuscirono ad avere il Padre fra loro per la venerazione e il pianto: il Padre che più non parla con loro e più non tornerà.


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