Santa Chiara a S. Damiano


È questo il luogo ove donna Chiara, pietra preziosissima e fortissima, divenne la pietra basilare per tutte le altre pietre. Nobile di nascita, più nobile per grazia, vergine nel corpo, purissima di spirito… costante nel proposito, ardente ed entusiasta nell’amore a Dio, piena di sapienza e di umiltà: Chiara di nome, più chiara per vita, chiarissima per virtù (FF 351).

Sepolcreto

In questo piccolo luogo, la vergine Chiara si rinchiuse per amore dello Sposo celeste.

Per 42 anni vi spezzò l’alabastro del suo corpo per riempire di fragranza la casa della Chiesa (FF 3176).

 


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Il Coro di S.Chiara

Parte dell’antico coro, delimitato nel 1482 dalla parete su cui il Mezastris dipinse a fresco il Crocifisso.

Sulla destra – sotto la vetrata a colori del P. Bracaloni – gli arredi lignei originali del sec. XIII parlano con austero dolce linguaggio.
 


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Giardinetto

È un fazzoletto di terra pensile, al limite del breve cortiletto fra i due muri aperti; una piccola aiuola sospesa sulla Valle spoletana, che tutta si distende ai suoi piedi.

 


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L'Oratorio di Santa Chiara

Luogo intimo del Monastero, allo snodo tra Dormitorio e Infermeria e sopra il coro della chiesa, è impreziosito da affreschi del sec. XIV, proprio per la particolare rilevanza dei richiami storici.

Chiara vi conservava l’Eucaristia, vi sostava in preghiera durante gli anni della sua lunga infermità (1224-1253) e con il segno della croce liberava i malati.


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Il Dormitorio di Santa Chiara

Vi dormivano brevi sonni le sorelle e la stessa Chiara, allineate su pagliericci, soffrendo il freddo glaciale d’inverno e il caldo soffocante d’estate.

Il Crocifisso quattrocentesco regna in questo luogo, dove Madonna Povertà è regina.


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Refettorio di S.Chiara

Luogo di mensa e di fraternità delle Povere Dame, con ancora gli arredi lignei primitivi. I fiori sul tavolo segnano il posto di Chiara.
La volta a doppia crociera su bassi pilastri (anteriormente a soffitto a travatura) ne fa il più bel luogo del monastero, ornato alle pareti di fondo da due affreschi secenteschi degli allievi del Sermei (1619).


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